Qual è l’essenza
della magia del teatro? È la capacità di trasmettere
emozioni forti, di qualunque natura essa siano. A volte la
rappresentazione ci porta a far vibrare le corde più elevate e nobili
dell’animo umano, altre ci fa sprofondare nei meandri più torbidi della
meschinità e della malvagità, altre ancora percorre i sentieri
imprevedibili della follia. Eppure, il punto di partenza è sempre lo
stesso: il sipario si apre su un palco dove un attore - con le sue
parole, i suoi gesti, i costumi, la scenografia e le luci - ci fa
credere di essere qualcun altro, ci fa vivere insieme a lui un’altra
vita.
Può innalzarci
verso l’alto, fino a brillare nobilmente come la
porpora, o trascinarci verso la miseria della polvere e del
fango.Nell’antologia di scene teatrali che caratterizza “Tra polvere e
porpora”, il regista Francesco Picheo ci conduce appunto lungo un
ideale viaggio tra espressioni del teatro molte diverse tra loro, che
raccontano le molteplici sfaccettature della natura umana, in
particolare quando deve confrontarsi con situazioni emotivamente molto
forti: la guerra e la lontananza dalla propria patria; l’inganno e la
frode; il tradimento, la gelosia e la vendetta; la pazzia omicida.
Da Rigoni Stern a Jonesco, passando per
Pirandello e un passaggio del teatro di avanspettacolo, Arcadia ci
ripropone alcune pagine molto suggestive e a volte non così note della
storia della letteratura e del teatro italiani, in un’altalena di
emozioni intense che si intrecciano di continuo fra palco e platea,
grazie anche a un originale “Virgilio” che accompagna lo spettatore
attraverso i vari canti di questa “commedia”.