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"i figli?...un accidente!"
Le prove

" i figli?...un accidente!"

Raccomanda un vecchio proverbio popolare: “Chi ha figli grandi, fuor li mandi…”. Già. Peccato che ci sia poi l’altro proverbio, quello che ricorda: “Tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare”. E così i simpatici Leandro e Iride, coppia romagnola ormai matura con prole maggiorenne da un bel pezzo, si ritrovano ancora a doversi preoccupare per i propri figli come se fossero sempre dei ragazzini adolescenti, in balìa di un mondo troppo grande per loro. E dire che le due femmine, Rita e Paola, sarebbero pure già sposate. Solo che l’una è alle prese con le angosce e i sospetti di tradimento da parte del marito Sergio (e i genitori, invece di buttare acqua, gettano benzina sul fuoco…), mentre l’altra è ancora incapace di provvedere a se stessa,
tanto da ricorrere sempre all’aiuto di mamma e papà, con telefonate assillanti e continue richieste d’intervento. Del resto come si può pretendere che Paola diventi davvero indipendente, se la madre la giustifica sempre e la chiama “Cocca” o “Paolina”? Con l’esempio di due sorelle maggiori così, non stupisce che il terzo figlio, Giampiero, sia cresciuto come il “principino” di casa a cui tutto è permesso e perdonato, e ora sia il classico bamboccione un po’ scapestrato che si diverte a farfallare un po’ da una ragazza all’altra, ovviamente senza mai assumersi un briciolo di responsabilità.
Le peripezie dei tre figli costringono Leandro e Iride a tentare di mettere pezze di qua e di là, per sistemare i continui guai in cui si cacciano. Il risultato non può che essere un andirivieni senza pace e con mille imprevisti nella casa dei due genitori, per il divertimento del pubblico che può identificarsi nei momenti di ansia e di stanchezza, ma anche di allegria, di affetto e di complicità che caratterizzano questa italianissima famiglia sgangherata, ideata da Franco Ferri e adattata per la scena dal regista Francesco Picheo. Due atti brillanti che porteranno ogni genitore a pensare, proprio come l’esausto Leandro, che “i fioi” (i figli) sono davvero “un accident”. Ma senza quest’accidente, in fondo, che sapore avrebbe la vita?

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